Progettazione BIM dell’impianto natatorio delle piscine del comune di Alghero – 2

Eccoci qui con la seconda e ultima parte del “racconto” a cura dell’ Ing. Francesco Orani sull’intervento di ampliamento delle piscine del comune di Alghero. In questa seconda puntata Francesco arrochisce il discorso analizzando alcuni workflow che si sono rivelati produttivi e altri migliorabili. Ringraziandolo ancora una volta per la franchezza e lo spirito di condivisione che  caratterizzano lo scritto vi auguro buona lettura.

Questo secondo articolo è il frutto di un piccolo esame di coscienza da parte del nostro team per analizzare alcune scelte felici che ci hanno ripagato nella gestione del flusso di lavoro e alcune scelte un po’ meno felici che ci hanno obbligato a trovare delle soluzioni in corsa e a rivedere alcune volte l’architettura del BEP.

Prima di tutto però una riflessione personale: Dopo aver sviluppato il progetto delle piscine in BIM sono ancora più convinto di quanto non lo fossi prima che, una attenta pianificazione a monte è: non solo necessaria, ma obbligatoria!. Ogni decisione presa in anticipo, dando per scontati alcuni aspetti, potrebbe portare a conseguenze inaspettate e creare problematiche complesse. Il brutto di lavorare con un BIM authoring (nel nostro caso Revit), è che non si torna indietro. Ovviamente non parlo di modifiche al progetto, anzi, per quelle i software BIM sono perfetti, parlo della gestione del processo attraverso il quale si deve arrivare al risultato finale, ovvero alla consegna dello stesso.

“L’esperienza è chiamata la somma di tutti i nostri errori.” — Thomas Edison

La scelta felice delle scatole cinesi.

Cosa è un edificio se non un insieme di componenti di fabbricazione, esterna o in sito, assemblate per divenire una forma fruibile dagli esseri umani per le più disparate esigenze? Cosa è una piscina se non un assemblaggio di: sabbia cemento e inerti, legno lamellare fabbricato in stabilimento, piastrelle e finiture, facciate continue, uscite di sicurezza, diffusori d’aria, impianti di mandata e ricircolo acqua, ecc …?

Sviluppare un progetto in Revit è quasi esattamente come costruirlo in cantiere. Per questo motivo chi ci vieta di iniziare la creazione delle travi in lamellare che costituiranno il tetto mentre i carpentieri dell’impresa realizzatrice creano la struttura in C.A.? Una delle scelte più felici che abbiamo effettuato nella progettazione delle piscine è stata di trattare il progetto tramite tanti sotto modelli, consapevoli che una volta sviluppati singolarmente avremmo potuto anche assemblarli all’interno di un unico modello.

Riporterò qui di seguito l’esempio delle strutture. Abbiamo deciso di sviluppare ogni singolo componente di armatura all’interno del modello dei cementi armati. Questo perché abbiamo avuto da subito l’esigenza di computare i singoli componenti di armatura. Fin dall’inizio tuttavia, ho avuto il timore  che troppe armature andassero a sovraccaricare il modello, creando un file troppo “pesante” da gestire. Quando infatti si assembla il modello per la fase di messa in tavola il file inizia ad “ingrassare” a vista d’occhio, credetemi.

Per questa ragione abbiamo deciso di ottimizzare il processo sviluppando la copertura in lamellare in un file dedicato. Questo ci ha notevolmente ripagato perché abbiamo potuto gestire i file in modo snello e senza rallentamenti sia da parte del computer sia da parte del server all’interno del Common Data Environment.

Di conseguenza le tavole di progetto create per il tetto derivavano da un file mentre le tavole di progetto create per i cementi armati da un altro. Ovviamente ambedue dovevano essere reciprocamente collegati affinché fossero contestualizzati l’uno con l’altro. Per questo motivo la gestione di entrambi i file è stata affidata ad unico progettista.

Questo è solo un esempio del motivo per cui scorporare il progetto in vari sotto modelli sia stata una scelta felice. Ve ne posso riportare molti altri come per esempio: creazione di un unico file per la progettazione delle facciate continue, creazione di un singolo file per lo stato di fatto, creazione di un unico file per il camminamento dagli spogliatoi alla vasca principale, ecc.

Autodesk Revit inoltre  permette la creazione di gruppi e la successiva trasformazione degli stessi in file collegati, questo, permette la scomposizione di un file anche in un secondo momento qualora ci accorgessimo che una porzione di fabbricato lo sta appesantendo troppo. Ho voluto riportarvi questo esempio perché la decisione di utilizzare i file collegati e non altri strumenti come ad esempio i workset ci ha permesso di standardizzare il processo frammentandolo in porzioni più facilmente gestibili. Di sicuro un piccolo accorgimento ma che sinceramente a noi ha semplificato non poco la vita. Per questo motivo adesso mi sento di ripetere ancora una volta che un BEP e quindi una pianificazione di ogni modello e di ogni informazione di cui è composto il progetto sono fondamentali per poter compiere scelte di questo tipo e lavorare felicemente e senza intoppi.

Quali i modelli Principali? Una scelta da fare con cura.

“Modellare come si costruisce”, una regola valida ma da gestire con accortezza. Per il progetto delle piscine una scelta in particolare non è stata felicissima. Parlo della decisione di  utilizzare il modello strutturale come modello principale anziché utilizzare il modello architettonico. La decisione di utilizzare il modello strutturale come modello cardine delle altre modellazioni è scaturita pensando alla forte componente che le strutture hanno nell’edificio oggetto di progettazione. L’edificio è costituito da muri e pilastri portanti, con una fondazione a platea in C.A. ed orizzontamenti a soletta piena in C.A., la copertura è costituita da travi in legno lamellare.

Il modellatore dell’architettonico quindi ha utilizzato lo strutturale come modello collegato al di sopra del quale ha “ricamato le sue modellazioni” (muri non strutturali e rivestimenti, rimanenti parti di solaio, infissi, rimanenti parti di copertura.).  Per fare un esempio i solai sono stati creati al di sopra delle solette in C.A. dello strutturale. Sebbene questa possa sembrare una prassi normale che porta ad una modellazione accurata del manufatto, con tutti i benefici che ciò comporta, ha come sottoprodotto l’esigenza di una modellazione architettonica, passatemi il termine, “troppo accurata”. Il modello architettonico ricavato su uno strutturale si è rivelato a tratti difficile da gestire sia in quantità dei materiali da abacare sia in termini di tempistiche di modellazione. Per fare un esempio: sono stati creati un considerevole numero di tipi di muratura. Molti dei tipi di muratura, a tutti gli effetti, altri non erano che dei singoli elementi di rivestimento creati appositamente per il loro scopo e posizionati a contorno dei muri portanti esistenti. Questa operazione ha comportato in primo luogo un rifacimento generale delle murature e ha richiesto una considerevole perizia nella modellazione dell’architettonico. In conseguenza della creazione della moltitudine di tipi di muri abbiamo inoltre dovuto creare diverse tipologie di abachi con particolari classificazioni. Pensate adesso a tutti gli altri rivestimenti per i solai e per la copertura e arriverete a capire la mole di lavoro esagerata. Tralasciando le altre problematiche che questa pratica ha comportato spiegherò come queste siano facilmente evitabili in un progetto simile alle piscine. Lo strumento copia controlla in Revit è la risposta. Tramite il copia controlla avremmo potuto usare il modello architettonico come cardine delle altre modellazioni avendo inoltre un continuo controllo automatico da parte del software non dovendo obbligatoriamente esportare in Navisworks per controllare le clash. Tramite il copia controlla il modello architettonico avrebbe avuto bisogno di meno modellazioni, questo avrebbe dato un considerevole apporto in termini di tempistiche e di economia di gigabyte.

Usare lo strutturale come cardine inoltre ha comportato che il modello MEP avesse contemporaneamente collegati sia lo strutturale che l’architettonico.

Seguendo la logica del modello Architettonico come principale, lo strumento copia controlla all’interno di Revit, infatti, mostra la sua fondamentale utilità strategica. Utilizzare il modello strutturale come principale ci ha inoltre sfavorito in fase di rilevazione delle clash. Lo scopo fondamentale per la nostra analisi di clash detection era di controllare il corretto allineamento degli impianti e che questi fossero giustamente modellati all’interno dell’edificio senza creare hard clash. Utilizzare il modello strutturale come principale però ci ha obbligato ad avere in Navisworks troppi modelli collegati contemporaneamente con conseguente difficoltà di gestione e di analisi.

In conclusione non può esserci una verità assoluta sulla gestione di un progetto in BIM. L’organizzazione dei modelli, delle fasi, delle analisi e in generale di tutto quello che comporta una progettazione esecutiva dipende fortemente dal tipo di edificio (o infrastruttura) che si deve progettare. Una cosa è sicura l’esperienza porta ad una maggiore sicurezza nelle scelte e nella stesura dei BEP e anche posso affermare con certezza che una conoscenza approfondita degli strumenti con cui si lavora, nel nostro caso i software, porta ad un lavoro di maggiore qualità con minor rischio di errori e conseguente maggior dispendio di energie.

L’importante è sempre affidarsi alla macchina più evoluta che sia mai esistita, il nostro cervello.

 

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