Legal BIM

 

Lunedì 5 Dicembre ho avuto l’occasione di partecipare ad un interessante convegno intitolato “Legal BIM – Modellazione informativa e Nuovi modelli contrattuali” all’Università statale di Milano in una bellissima cornice  la sala Napoleonica. Purtroppo i numerosi impegni non mi hanno permesso di scriverne prima ma il tema è comunque ancora caldo, ecco perché  ho deciso, anche se con colpevole ritardo, di pubblicare una piccola sintesi.

Al di la della location l’appuntamento mi interessava molto, l’onda lunga del BIM è in avvicinamento a velocità supersonica e volevo capire quali le problematiche e quali le soluzioni individuate, per un aspetto, quello legale, che esula dalla mia normale attività. Per chi non ha tempo o voglia di leggere l’articolo diciamo che me ne torno a casa con una percezione chiara delle prime e con davvero poche idee che potessero quantomeno dare un certo indirizzo alle seconde. A onor del vero si è trattato di un primo approccio, un tentativo di far sedere attorno a un tavolo personaggi di diversa estrazione (giuristi e tecnici) con l’intenzione di trovare un linguaggio comune per discutere di una materia ancora piuttosto in divenire.

 

Ma andiamo con ordine; gli interventi sono stati numerosi ma, nel tentativo di non annoiarvi troppo, cercherò di fare una personale sintesi di quanto esposto aggiungendovi di tanto in tanto qualche considerazione. Ho scritto l’articolo con un linguaggio volutamente semplice, a tratti un poco ironico, non per mancare di rispetto ai relatori ma perché desideravo fosse chiaro anche a chi non mastica particolarmente la materia e con l’intenzione di alleggerire un argomento che di suo propriamente leggero non è. Ribadisco in ogni caso che si tratta di mie personali riflessioni e interpretazioni quindi, invito chiunque leggesse  ad assegnategli il giusto peso. Cominciamo.

Tolto un piccolo cappello introduttivo, siamo partiti dalla situazione al parlamento europeo. Sandro Mameli (D.g. ITEC – Parlamento Europeo) facendo riferimento all’ormai famoso ART 22 PAR 4 del 2014, ha fornito un quadro dei processi di digitalizzazione chiarendo che, scopo del suddetto articolo, è: favorire la rimozione delle barriere che ostacolano la nascita e la fruizione dei servizi digitali, promuovere la crescita dell’interoperabilità attraverso il potenziamento delle infrastrutture ( banda, sicurezza etc.) e spingere per lo sviluppo di standard e nuove competenze.

Venendo alla parte che più ci sta a cuore ha sottolineato il fatto che la discussione in ambito europeo non è più BIM Si o No ma piuttosto come si entra e come si procede. In altre parole, quale è la maniera migliore per governare un processo di adozione che è dato per inevitabile. Da questo punto in avanti il concetto più ricorrente è stato quello di gradualità. Gradualità per risolvere problematiche che oggettivamente non sono di poco conto (pensate alla garanzia di sicurezza necessarie nei processi di scambio e archiviazione dati), gradualità per dare il tempo sia alle amministrazioni sia agli attori della filiera di assimilare un nuovo modo di lavorare. Gradualità nella definizione di regole e standard, cercando di comprendere se la via migliore consista nel aspettare che la materia si auto regoli o se non sia il caso di promuovere in qualche modo una partecipazione attiva di tutti gli attori alla definizione di questi standard, a partire da una condivisione di obbiettivi comuni. Gradualità anche per avere il tempo di fare networking e studiare e valutare i benefici che questo approccio comporta in termini di tempo costi e competitività.

Personalmente mi sono trovato in accordo con molti dei concetti che sono stati espressi anche se, in tutta franchezza, non ho trovato nulla di particolarmente innovativo, più che altro conferme, per quello che ritengo essere un approccio condiviso da molte realtà, se non altro per puro buonsenso. La nota positiva è data da quel “non discutiamo più sul fare o non fare ma sul come fare” che sinceramente ancora non davo per scontato.

Un secondo intervento, che ho trovato estremamente interessante, è stato quello della giurista Sara Valaguzza (università degli studi di Milano) che si è posta domande precise e ha provato ( a mio avviso riuscendoci molto spesso) a fornire risposte. Partendo da una considerazione puntuale ovvero che “l’approccio BIM risponde in maniera sinergica alle necessità del contratto pubblico” ne ha spiegato le ragioni, tra cui spiccano una diminuzione dei fattori di imprevedibilità e un amento della performance. Nel primo caso i benifit potenziali sono rappresentati da una diminuzione dei rischi finanziari e, come conseguenza, dalla possibilità di attirare imprese straniere.

Un’altra considerazione interessante è stato il riferimento a come il BIM si declini bene all’interno delle linee guida del R.U.P. (Responsabile Unico Procedimento) che potrebbe farsi garante dell’approccio BIM ma che, nello stesso tempo, potrebbe esserne in qualche modo tutelato.

Successivamente Valaguzza indaga il rapporto tra BIM e concorrenza, anche in questo caso partendo da un assioma che purtroppo è, a mio avviso, una triste considerazione: “Il BIM molto spesso non è inteso come un bene per la concorrenza”.

La ragione è da ricercarsi nella attuale scarsità di figure adeguatamente preparate, scarsità che si traduce nella ricorsività dei “personaggi” partecipanti alle gare d’appalto. Da questo stato di cose scaturisce la successiva domanda:

Si può effettivamente richiedere la Figura del BIM Manager per un appalto pubblico?

La risposta è Si ma equiparando la figura (al meno nel momento attuale) ad un certo grado di esperienzialità. In questo contesto Valaguzza si spinge ad ipotizzare la possibilità di due gare una per l’impresa e una specifica per l’individuazione del BIM Manager.

Altra domanda emersa alla luce di quanto esposto sopra:

Si può all’oggi richiedere una offerta BIM?

Di nuovo la risposta è positiva, ma con una riserva; una offerta BIM potrebbe non garantire l’anonimato, finora ritenuto requisito imprescindibile. Fino a ora appunto, ma siamo veramente sicuri che ci importi ancora?. Argomento senz’altro da approfondire.

Ulteriore quesito posto:

Il BIM può essere valutato sulla base di un criterio di rapporto qualità/prezzo?.

La risposta parte dalla considerazione che il BIM è qualche cosa di razionale e, in quanto tale, valutabile anche sotto questo punto di vista. Risposta affermativa quindi, anche per quanto concerne questo aspetto.

Le ultime considerazioni vertevano sulla possibilità di innestare processi BIM in opere già in via di definizione ( semaforo verde anche in questo caso) e sulla definizione di un contratto tipo.

Valaguzza si è chiesta se sia possibile scrivere un contratto tipo ( le esperienze estere sono contrastanti) e prima di tutto chi lo fa?

i Legislatori, ovviamente, ma lasciati a se stessi potrebbero produrre un documento non ottimale, ecco allora la richiesta agli operatori di farsi proponenti.

Quest’ultimo passaggio mi permette di segnalarvi il secondo leitmotive ( dopo il concetto di gradualità) del convegno, ovvero la richiesta ( pressante oserei dire) agli operatori di farsi parte attiva nel processo di stesura delle regole.

La mattinata è proseguita con l’intervento della DottSa Nicrota dell’ufficio legislativo del ministero dei trasporti e dell’infrastrutture: Ve la faccio semplice, si tratta di chi è seduto ai tavoli per la scrittura dei decreti attuativi. L’intervento è stato lungo, articolato, dannatamente interessante ma purtroppo tenuto senza l’ausilio di slide, il che, visto il tempo trascorso mi impedisce di farvene un resoconto maggiormente dettagliato. In ogni caso per tutta la durata sull’intervento a aleggiato nell-aria lo spettro di di una domanda, a cui, purtroppo, non è stata data risposta precisa, ovvero: Quando il BIM sarà reso obbligatorio anche in Italia?. Ripeto nessuna risposta, ufficiale o “ufficiosa” è stata fornita, anche alla luce di considerazioni sulla necessità di qualificare adeguatamente le stazioni appaltanti e magari anche di aggregarle tra di loro se molto piccole. L’impressione tuttavia ( personale per cui me ne assumo tutta la responsabilità) è che non si tratti di tempi biblici.

Il pomeriggio è stato appannaggio dei tecnici  del settore. Anche in questo caso interventi tutti condivisibili ma che, francamente, non hanno aggiunto nullo di nuovo a quanto già noto a chi abbia un minimo di dimestichezza con l’argomento. Si è andati, infatti, dalla urgenza di “stringere i tempi”, per non perdere vantaggi competitivi, alla esigenza di trovare un compromesso per non rendere troppo traumatica l’adozione dei nuovi processi. Sono stati ribati i problemi di trasferimento dei diritti intellettuali e di proprietà dell’opera, a cui naturalmente nessuno vuole rinunciare, in favore di un processo maggiormente collaborativo. Per non parlare del capitolo responsabilità che rappresenta la classica ferita aperta e sanguinante che ancora nessuno e riuscito a medicare efficacemente.

Alcuni spunti di riflessione sono stati forniti da David Mosey (Director of the King’s College London Centre of Construction Law and Dispute Resolution and former Head of Projects and Construction at Trowers & Hamlins solicitors) parlando di Duty to warn (dovere di avvertire), proprietà condivisa ed esclusione dei dati elettronici dalle responsabilità. Ha presentato anche numerosi casi (documentati) in cui il BIM ha rappresentato il mezzo per ottenere risparmi davvero notevoli per la collettività, si parlava infatti di edilizia pubblica. Ora al di la del fatto che avere un pò di dati reali da snocciolare non fa mai male a mio parere quest’ultimo aspetto è qualcosa che dovremmo dare per assodato, altrimenti la domanda che mi sorge sarebbe: ma di che stiamo parlando da qualche anno a questa parte?.

In conclusione una giornata positiva, forse un pò al di sotto delle attese, ma da cui, ammesso che ce ne sia ancora bisogno, esco con l’impressione che ormai il dado e tratto e salvo cataclismi dell’ultima ora, il BIM sarà presto realtà. Un tavolo accademico in ogni caso, da cui non è lecito (purtroppo) aspettarsi risposte calabili in un ambito prettamente pratico; prova ne è che, senza entrare nei particolari, a domande su casi specifici la risposta più gettonata è stata che certe situazioni non dovrebbero verificarsi in un processo ideale. Ora, se c’è una cosa che ho imparato lavorando in ambito BIM è che di ideale c’è ben poco ma tant’è, il bilancio è comunque in attivo e per ora mi basta.

Alla prossima.

 

1 Comment

Francesco Orani

about 1 anno ago Rispondi

Ciao Simone. Sintesi sempre molto professionale come sempre. Dovevo venire anche io al convegno ma purtroppo un impegno sopraggiunto ha impossibilitato la mia presenza. Comunque il tema del legal BIM penso sia uno dei più spinosi. Se posso azzardare un mio personale parere io prevedo che tra qualche anno vedremo tra i raggruppamenti temporanei di professionisti la presenza obbligatoria di un avvocato. Stammi bene

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